ABUSO DI PROFESSIONE, ANMVI: INASPRIRE LE PENE

"Il reato di esercizio abusivo della professione veterinaria non è adeguatamente colpito da misure repressive sufficientemente severe". Carlo Scotti, Presidente Senior dell'Anmvi, commenta i dati del rapporto del Nas presentato al Ministero della Salute sulla lotta al randagismo e la tutela animale, nei quali continua a figurare l'abuso di professione veterinaria.

"A fronte di dati che confermano l'allarmante diffusione di questo reato - dichiara Scotti- è necessario che Governo e Parlamento riaprano il capitolo dell'inasprimento delle pene. Da tempo si propone di aggravare le pene previste dall'articolo 348 del Codice Penale, ma senza che si arrivi all'effettiva modifica. Il reato di esercizio abusivo di una professione - continua Scotti- assume una particolare gravità quando interessa una professione sanitaria, perché attenta al diritto costituzionalmente garantito alla salute, un diritto che il nostro ordinamento riconosce senza riserve anche al paziente animale, tanto piů dopo la ratifica della Convenzione di Strasburgo".

"Come Coordinatore dell'Area Sanitaria di Confprofessioni - conclude Scotti- proporrò iniziative di sensibilizzazione delle Autorità di Governo, insieme alle altre professioni della sanità gravemente colpite da questo reato, un reato che, va ricordato, è un reato non contro la professione, ma contro lo Stato, cioè il diritto di tutti i cittadini a ricevere prestazioni garantite da parte di soggetti abilitati".

E che lo Stato non sia abbastanza attento nel reprimere l'esercizio abusivo della professione è esplicitato in proposte di legge per la modifica all'articolo 348 del codice penale. In Parlamento si propone un nuovo articolo 348 del codice penale, che aggrava il regime sanzionatorio: la reclusione e` elevata a due anni e la multa è fino a 51.646 euro, cifra ritenuta congrua ai profitti realizzati illecitamente.

Un'occasione mancata si ebbe in occasione della Finanziaria 2007 che conteneva norme per rafforzare la lotta all'abuso di professione, poi stralciate dal testo.

Quelle norme prevedevano la confisca delle attrezzature utilizzate per l'esercizio abusivo di professione sanitaria. L'allora Ministro della Salute Livia Turco, aveva detto di aver accolto "un sentimento diffuso ed una richiesta da parte delle associazioni e dei cittadini". Furono giudicate "incompatibili" con la materia finanziaria.

fonte ANMVIOGGI

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